Norvegia - Disciplina doganale

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La Norvegia, vista l’appartenenza allo Spazio Economico Europeo (SEE), non presenta problemi particolari per l’accesso al proprio mercato da parte degli operatori italiani. Vi sono tuttavia alcuni settori come quello agricolo o della pesca in cui persiste un regime di scambi non liberalizzato.
Alla Norvegia si applica il regime di transito entrato in vigore con il Mercato Unico europeo nel 1993, che consente la libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone. Il transito è un regime di concessione volto ad agevolare gli scambi all’interno di un determinato territorio doganale o tra territori doganali distinti. Il suo obiettivo è di permettere la sospensione temporanea dei dazi doganali, delle accise e dell’IVA esigibili sulle merci originarie o destinate a un Paese terzo, mentre vengono trasportate attraverso il territorio di una zona doganale definita. Tale sospensione dei dazi e delle altre imposizioni resta in vigore fino a quando le merci non saranno uscite dal territorio doganale interessato e trasferite a un regime doganale alternativo, ovvero fino al momento del pagamento dei dazi e delle altre imposizioni e dell’immissione delle merci. Il transito resta dunque indispensabile al funzionamento del Mercato Unico e dell’economia europea. Gli Stati membri trattengono una quota del 10% a titolo di diritto di esazione sulle risorse proprie.
Il regime di transito comunitario si applica ai movimenti di merci extracomunitarie attraverso gli Stati membri dell’Unione europea. L’attuale base legislativa per il transito comunitario è costituita dal codice doganale comunitario (CDC) del 1992; il regime di transito comunitario è gestito sotto la responsabilità della Commissione in cooperazione con i servizi doganali degli Stati membri.
L’altro regime di transito è il TIR (Transport Internationaux Routiers) che si basa su una convenzione internazionale sottoscritta nel 1975.
 
La Norvegia utilizza il codice di nomenclatura doganale del consiglio per la Cooperazione (CCCN). Le materie prime sono generalmente esenti da dazi all’import così come le macchine per l’industria non prodotte in Norvegia. Le importazione sono soggette all’IVA del 25% mentre i prodotti alimentari sono soggetti ad IVA del 14%, per i trasporti l’IVA è dell’8%. Le automobili importate sono pesantemente tassate e si prende in considerazione sia il prezzo che il peso della vettura.
 
In Norvegia è possibile importare macchinari e strumentazioni di seconda mano. La Nemko – ente per il controllo dei motori elettrici e delle macchine – valida le importazioni di veicoli usati. Controlli molto severi vengono svolti, invece, sui veicoli destinati al trasporto pubblico. I veicoli elettrici, ecologici o dotati di sistemi anti-inquinanti e che utilizzano carburanti ecologici ricevono un trattamento preferenziale.
 
Il Paese regola anche le importazioni sui tessili e l’agro-alimentare, anche se i dazi vengono sempre più ridotti a seguito della firma dell’accordo GATT che impone il lento smantellamento delle barriere doganali sui prodotti alimentari. La Norvegia esercita ancora forti restrizioni sulle importazioni di prodotti agricoli da privati (non più di 10 kg di carne, derivati e prodotti caseari). Quanto all’olio di oliva, non vengono applicati dazi doganali o restrizioni su queste importazioni.
 
Per l’importazione di formaggi è necessario ottenere un’apposita licenza dal Ministero dell’Agricoltura, viene fissata una quota annua massima di importazione e per le quantità che eccedono tale quota vengono applicati elevati dazi doganali. Questa importazione è inoltre sottoposta al controllo da parte delle Autorità Sanitarie.
Norme più rigide riguardano invece l’importazione di vino in Norvegia. Le norme per l’importazione di alcool sono gestite dalla Helsedirektoratet (direzione sanitaria) e dal Tollvesenet (Autorità doganale).
 
L’Ente Statale ‘’Vinmonopolet‘’ è l’unico organismo autorizzato alle vendite al dettaglio del vino e di altre bevande alcoliche, la cui gradazione sia superiore al 4,7%. Ci sono poi alcuni importatori ufficialmente registrati per la vendita all’ingrosso.
Particolare attenzione è riservata all’etichettatura dei prodotti farmaceutici, che devono essere sottomessi al controllo delle autorità sanitarie. Quest’ultime ha anche il diritto di controllare i prezzi di vendita al dettaglio e all’ingrosso delle medicine.
Normative particolari esistono per la marcatura/confezionamento di prodotti chimici, farmaceutici, cosmetici, alimenti e bevande. Le merci di provenienza UE vanno inoltre accompagnate dal certificato EUR 1. Per valori fino a 6.000 euro basta la semplice dichiarazione d’origine sulla fattura.
 
Per animali vivi e carni e per i prodotti soggetti a licenza del ministero dell’agricoltura è richiesto il certificato sanitario. Per l’importazione la merce va poi accompagnata dalla fattura commerciale (2 copie) esente da visti, nonché dal certificato EUR 1 di cui si è detto.
Sulle importazioni di alcolici, dolciumi, carburanti, tabacchi, apparecchi radio e tv, motori marini, grava la tassa di consumo, in misura uguale a quella adottata sulle merci prodotte in loco.
Possono essere imposti divieti di importazioni di alcuni prodotti nel caso in cui dovesse persistere un pericolo per la salute dei norvegesi.
 
La Norvegia ha un sistema di tariffe preferenziali generalizzato con dazi allo 0% sulle importazioni di beni provenienti dai Paesi in via di sviluppo (79 Paesi, nel complesso). Le tariffe preferenziali interessano soprattutto i prodotti industriali (esclusi i tessili e altri beni sensibili) e i prodotti agricoli come cereali e farina. L’ammontare delle merci che possono essere importate a dazio 0 è illimitato, ma il prodotto deve essere almeno per il 50% lavorato nel Paese di origine dell’export o il numero di classificazione CCCN del prodotto finito deve essere diverso da quello del componente o materiale principale, affinché si metta in evidenza il valore aggiunto.
La Norvegia impone pochi controlli sull’importazione di beni manufatti, ma esistono delle restrizioni. Le importazione da alcuni Paesi, come il Giappone e la Corea del Sud, richiedono una licenza che è generalmente semplice da ottenere. Le importazione dalla maggior parte dei Paesi dell’Europa orientale richiedono una licenza, che è stata abolita per i Paesi entrati a far parte dell’Unione europea nel maggio 2004.
Alcuni prodotti (inclusi cereali, materiali e strumentazioni per l’industria ittica e farmaceutica) possono essere importati solo attraverso il monopolio di stato. Il governo non ha più il monopolio sugli alcolici, dopo aver violato alcune norme dell’accordo SEE.
 
Le esportazioni, invece, sono esenti da tasse, inclusa l’IVA. La maggior parte delle restrizioni all’export riguardano le armi. Una legge governativa che regolamenta le esportazioni norvegesi di armi (incluse le munizioni, componenti sparse e merci a doppio uso) limita le esportazioni verso i Paesi in stato di guerra. La Norvegia applica gli embarghi commerciali previsti dalla NATO.